Con poche laconiche parole il sindaco di Cavallasca, Fausto Ronchetti, ci ha comunicato che la Ragioneria di Stato risponderà tra un mese alle domande, poste dall’amministrazione, sulla deroga al patto di stabilità in caso di una fusione per incorporazione. “Materia nuova, incorporazioni non ce ne sono ancora state in Italia” – scrive il primo cittadino di Cavallasca, riportando le risposte ricevute da Roma.
Per noi queste parole non sono che l’esito di un comportamento altamente irresponsabile portato avanti dalla giunta Ronchetti. Si è chiesto, il nostro Sindaco, per quale ragione non ci sono state fusioni per incorporazioni in Italia?
Forse che gli altri siano “fessi” e lui, con il collega Falsone di San Fermo, gli unici “furbi”?
Può essere, ma siamo più propensi a pensare che se siamo arrivati a questo punto di stallo, la causa vada ricercata non nella Ragioneria di Stato, ma nell’assoluta mancanza di programmazione nel tempo di una fusione ordinaria, che avrebbe comportato maggiori certezze e soprattutto il rispetto delle comunità che decidono di fondersi.
La verità è che se i Comuni, che in Italia si sono “fusi”, hanno utilizzato le leggi sulle fusioni regionali è perchè le hanno sapute organizzare con lungimiranza, non con l’urgenza di arrivare all’ultimo secondo per risolvere le proprie singole “beghe interne”.
Dietro questa incorporazione temiamo, infatti, non ci sia un progetto che guarda al futuro delle due comunità, ma ci siano solo i tentativi, dalla parte cavallaschina, di nascondere gli scriteriati aumenti delle tasse locali a Cavallasca (+ 60% TASI, un autentico salasso) e, dalla parte Sanfermina, di trovarsi una via di fuga allo “splendido isolamento dorato” con il quale il paese si è di fatto separato da tutti, non accorgendosi che fuori il mondo (degli enti locali) stava radicalmente cambiando.
Riccardo Gagliardi